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Contadi Castaldi Franciacorta
Tu vuò fà il napoletano...

Contadi Castaldi e la pizza

Pizza &…

La pizza napoletana è l’immagine migliore della creatività del popolo napoletano.
La pizza è una grande idea ed oggi credo che sia il prodotto più famoso nel mondo.
Con il festival della pizza napoletana stiamo trasferendo il concetto al grande pubblico che la pizza non è solo un prodotto popolare ma può essere, e in molti casi è, un prodotto di alta gastronomia, mettendo i pizzaioli alla pari dei grandi chef. Il festival ha insegnato che la pizza napoletana è un’espressione culturale di un popolo che ha le sue radici nella tradizione e lo sguardo fiero volto al futuro, senza temere i confronti.
Napoli era la capitale della vita notturna e del divertimento. È cambiata, e certamente, come altre grandi città, il cambiamento ha fatto perdere alcune tradizioni. Abbiamo snobbato il nostro folk, la nostra musica e tante altre cose che sono tanto apprezzate all’estero.
Oggi però Napoli è tornata ad essere una meta turistica, e i visitatori si accorgono, venendo a Napoli, che molte delle informazioni cattive che avevano in testa non hanno alcun fondamento…
Il problema di Napoli? Le donne: le più belle della storia e chiacchierate per invidia.

Antonio Pace
Presidente AVPN

La pizza napoletana non ha inventori, non ha padri, non ha padroni, ma è frutto della genialità del popolo napoletano.

C’è chi impasta e chi vuol mettere le mani in pasta.  Un esercito di pizzaioli veraci, in giro per il mondo, è pronto a dare la guerra a un mondo d’impostori che si esercita a imitare la pizza verace.  Ma non la faranno mai: perché per creare la vera napoletana non serve l’astuzia, non basta la tecnologia, né il denaro, ma ci vuole... Cibo prediletto di re e di mendicanti, di intellettuali e di artisti, la pizza costituisce l’emblema dello spirito partenopeo e della sua ineguagliabile inventiva. Parlare di pizza significa andare oltre il gusto, entrare nel vivo di una cultura, ripercorrere la storia e condividere usanze radicate nel tempo in cui l’innovazione si pone al servizio della tradizione, rendendo omaggio a uno degli alimenti simbolo della città di Napoli.

E da dove, se non da Napoli, poteva cominciare la nostra avventura. Abbiamo messo in campo la nostra esperienza per tutelare la “Vera Pizza Napoletana”, condividendo la storia delle nostre famiglie, da tempo immemore legate a questo universo e portando avanti l’idea che “il segreto per fare la Vera Pizza Napoletana è farla come si è sempre fatta”. L’obiettivo di difendere e rendere immediatamente riconoscibile l’identità di questo speciale cibo, salvaguardandolo dalle imitazioni, ci ha condotti a scrivere poche e semplici regole che ci siamo impegnati a rispettare e attraverso le quali abbiamo stabilito in maniera univoca come realizzare un prodotto conforme alla tradizione.

Eravamo certi che queste regole sarebbero state di sprone a noi stessi per preparare pizze di qualità sempre migliore e che avrebbero aiutato altri ad avvicinarsi alla nostra cultura gastronomica. Per queste ragioni abbiamo dato vita, nel 1984, all’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) registrando il marchio collettivo internazionale “Vera Pizza Napoletana” e il Disciplinare Internazionale di produzione ad esso collegato. Il nostro obiettivo, sin da allora, è stato quello di promuovere e tutelare, con passione e senza fini di lucro, la “Vera Pizza Napoletana”, impegnandoci nel valorizzare le pizzerie affiliate, i prodotti della filiera produttiva e i corretti abbinamenti e nel sostenere un costante percorso di crescita professionale dei pizzaioli.

Oggi siamo una famiglia estesa e radicata nel mondo soprattutto grazie alla “Passione Verace” che ogni giorno esprimono le oltre 500 pizzerie associate in 27 nazioni del mondo e al costante supporto di migliaia di appassionati che operano attraverso il “Club degli Amici della Vera Pizza Napoletana”. Tutti insieme lavoriamo per ribadire il concetto che la pizza, così come è nota in tutto il mondo, ha origini esclusivamente napoletane e che le numerosissime varianti realizzate ovunque, altro non sono che interpretazioni di una ricetta che resta fondamentalmente legata alle tradizioni ed alla cultura della città di Napoli.

Portiamo in giro per il mondo questo semplice messaggio, attraverso numerose manifestazioni durante le quali abbiamo insegnato a tante persone a riconoscere e a valorizzare la pizza napoletana, rispettando e trasferendo quei principi ispiratori che da sempre ci caratterizzano. In molti ci hanno seguito, in tanti ci hanno spronato e siamo sempre andati avanti grazie alla forza e alla passione che quotidianamente tutti gli amanti di questa specialità ci continuano a trasferire convinti che farina, acqua, lievito e sale sono alimenti semplici, ma che quando si uniscono danno vita ad un vortice di passione e ad una magica alchimia conosciuta nel mondo come “Vera Pizza Napoletana”.

Come in Famiglia

La storia di Contadi Castaldi trae vitalità e ricchezza dall’incontro con la grande famiglia della ristorazione italiana, quella che ha saputo innovare la tradizione del nostro Paese pur mantenendone immutato il cuore. Naturalità della materia prima, identità territoriale, creatività e convivialità sono gli elementi che ci accomunano ai cibi e alle tavole che incontriamo attraverso un fluire di iniziative da cui traiamo energia e ispirazione per il futuro. Con questo stesso senso di rispetto incontriamo i luoghi, le persone e le cucine del mondo intero. Ci guida un unico principio attraverso il quale affermiamo che la cultura del gusto è difesa del diritto al piacere, alla diversità e alla convivialità. Per questa ragione siamo felici di sostenere il pensiero e lo stile di vita del Movimento Slow Food di Carlo Petrini e di essere orgogliosi Soci Fondatori dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.Per la stessa ragione siamo partner della Associazione Verace Pizza Napoletana, sosteniamo con le nostre bollicine il gusto e la tradizione della Vera Pizza Napoletana.

Francesca Moretti
Enologa, responsabile area vino
Terra Moretti

  • Francesca Moretti

Contadi Castaldi
100% Pizza

(Francesca Moretti)

Ricordo quando, molto piccola, uscivo con i miei zii a mangiare la pizza. Era quasi un premio per me, un’uscita libera senza i genitori, che ci portavano solo nei ristoranti classici: era sinonimo di libertà e trasgressione. Ricordo molto bene il piacere di scegliere tra una grande varietà di sapori, anche se poi finivo per ordinare sempre il calzone. La diversità è fondamentale in ogni aspetto del lavoro e della vita. La scienza ci insegna che è proprio la diversità a generare la vita e a migliorare le specie viventi.

Nel mondo del vino accade lo stesso, i vini che hanno successo sono sempre il risultato della diversità: solo se ti sforzi di trovare le differenze, trovi l’identità. I suoli, la posizione delle vigne, i vitigni, l’annata e la vendemmia sono tutte variabili che dobbiamo essere capaci di leggere ed interpretare rispettandone l’unicità. Quante più variabili poniamo in essere, tanto più alta sarà la capacità di raggiungere con il tempo un risultato unico. Il mondo delle bollicine poi è ancora più affascinante, perché ogni cuvée è la composizione di molti vini-base, sino a raggiungere anche la scelta tra 60 selezioni.

Il progetto “Pizza 100%” è l’incontro tra due culture che hanno molti punti in comune. Come ogni vignaiolo, così ogni pizzaiolo ha la propria ricetta segreta. Entrambi, poi, non possono fare a meno delle materie prime della loro terra di origine. La pizza è innanzitutto 100% Italia, è la fragranza del gusto, la creatività e l’accessibilità (facile da trovare e da mangiare), ma è anche l’amicizia. Se fate caso, in pizzeria andiamo con le persone con cui ci troviamo a nostro agio, con gli “amori possibili”, come direbbe Oliviero Toscani.

E la pizza stessa è l’incontro possibile tra l’impasto e la farcitura, tra la tradizione napoletana e quella dei luoghi in cui essa si è diffusa. Noi abbiamo aggiunto un incontro in più: quello con le bollicine, i vini dell’amicizia e della condivisione. Pizza e bollicine hanno in comune i lieviti selezionati, che sono la formula magica tramite la quale il prodotto di partenza si trasforma chimicamente e sensorialmente. Infine, e forse prima di tutto, abbiamo sposato l’idea della tutela della Vera Pizza Napoletana, così come noi rispettiamo un disciplinare Docg per realizzare un autentico Franciacorta.

Morfologia dei suoli, clima e natura influenzano la storia degli uomini e la loro cultura. Napoletani si nasce e non si diventa. È una cultura antica che sa trarre piacere anche dalle piccole cose. A me piacerebbe essere una “napoletana doc”, ho un libro sul linguaggio dei gesti napoletani che sarei tentata di usare in alcuni frangenti della vita dove occorre chiarezza e concisione.

Tu vuò fa' il Napoletano...

C’è chi impasta e chi vuol mettere le mani in pasta.  Un esercito di pizzaioli veraci, in giro per il mondo, è pronto a dare la guerra a un mondo d’impostori che si esercita a imitare la pizza verace.  Ma non la faranno mai: perché per creare la vera napoletana non serve l’astuzia, non basta la tecnologia, né il denaro, ma ci vuole... Acqua, sale, lievito, farina, e un piccolo segreto (di pulcinella) personale, che rende ogni pizza una storia unica e speciale. Da eccellenti designer, i Pizzaioli Veraci Riuniti non hanno molto da aggiungere a ciò che è stato impastato con sapienza per decenni.

Pochi elementi essenziali, metodo rigoroso, ricerca della semplicità, santa pazienza e divertimento. Così la vera pizza napoletana è rimasta illesa ai fast, agli slow e agli street dei vari food, è sfuggita ai mega-trend inseguiti dai brand, ha superato (per ora) le prove di aitanti cuochi, chef stellati e masterchef stellari, e alla faccia del grande reality del made in Italy -venduto e svenduto in ogni salsa- è rimasta il più allegro, autentico, incredibile esempio di eccellenza italiana.

I veraci
pizzaioli napoletani

Guglielmo Vuolo

Teniamoci in contatto.

Cosa manca oggi? Un vicino che ti bussa e ti chiede il sale. La vita
è scendere con il cane, uscire con la moglie, passeggiare con gli amici…
Persino Napoli è cambiata: non c’è più contatto.

Marco manzi

Telegrafico.

Porto ogni giorno un pezzo di Napoli ad Ischia... E l'isola prende vita.

Gino Sorbillo

Pizza 2.0.

C'è sempre un modo nuovo di intendere la pizza. Perché è un sistema dinamico, in continua evoluzione: ogni giorno è ricco di spunti, di colori e fatti sempre nuovi. Il sistema pizza deve fare rete. E allora conquista il mondo.

Salvatore Santucci

Vedo il futuro.

Un progetto intelligente, che possa spiegare la cultura della pizza, raccontare la sua identità e che si contrapponga in modo semplice alla superficialità e alla mediocrità.

Roberto Morotti

Monna lisa e patatine.

La pizza che ho inventato io si chiama Monna Lisa, ed è a doppio fondo: una margherita sopra, con sotto un fondo di ricotta, salame, pepe. Poi chiedono tutti le patatine: hanno iniziato i ragazzini, ma gli adulti imparano in fretta.

Corrado Scaglione

Brianzolo, più precisamente di Napoli.

Come imprenditore, ho creduto nell'idea della pizza. Come chef, ho avuto la curiosità di studiarla. Come brianzolo, ho invidiato la capacità dei napoletani di essere napoletani.

Gaetano Genovesi

Io canto.

Faccio la pizza e canto. « Ora, voglio sentire che ci siete ancora - per non svegliarmi dal mio sogno ancora. - Voglio il calore di un abbraccio ancora - per continuare la mia storia. - Ora, a chi mi ha dato gioia, pane e cuore, - io dico grazie con questa canzone! » (G. D’Alessio)

Vincenzo e Gaetano Abbate

La sottosopra.

L’invenzione buona spesso nasce da un’idea sbagliata. Io volevo fare una pizza
sottosopra. Così, con gli ingredienti sotto, senza un vero senso.
Poi ho notato, mentre cuoceva, che si colorava come la pizza fritta.
E allora ci siamo detti: nessuno si muova! Così è nata la nostra pizza fritta in forno.

Marco Leone

La prostituta.

La fanno tutti gli improvvisati. L'avete mai provata? Mozzarella passata nel tritacarne, retrogusto di business, e (debole) cadenza napoletana ammiccante ai palati del pubblico non conoscitore. Indigeribile.

Giovanni Improta

Napoletana vorace.

La pizza a portafoglio è il più grande street food di tutti i tempi. Va bene per tutti: bambini, buongustai, avvocati e impiegati che vanno di fretta... nessuno resiste ad avvolgerla e sbranarla in 4 morsi!

Lello Surace, vicepresidente AVPN,
e il figlio Paolo

Nato sotto a un forno.

Tutti oggi fanno “i chimici” per creare prodotti nuovi. Il risultato è che la pizza la fanno tanti, la napoletana no. Per imparare l’arte ci vogliono 100 anni. Orologio e bilancino. Poi esce un capolavoro, universale. Qualche anno fa abbiamo portato la margherita in Israele e Palestina, come simbolo di pace. O almeno di sorriso.

Vincenzo Esposito

Sapore al primo sguardo.

Riguardandomi, vedo gli occhi di una persona contenta, tutto fa pensare al sorriso. Come la margherita: se la vedi, ti viene voglia di mangiarla sicuro!

Maria Carmela Scola

Se lo dite voi.

Il bello di questo mestiere è il laboratorio: ogni giorno lavori,
e ti sembra di non fare niente di diverso. Ma un giorno arriva e un cliente
e ti dice: sei diventata proprio brava! E allora ti guardi indietro
e ti accorgi che effettivamente hai fatto una grande evoluzione.

Salvatore Urzitelli

Una pizza al volo

Sono campione di pizza acrobatica, quello che oggi si chiama free style:
campione mondiale, europeo, e italiano. Ma volare è facile… la cosa più difficile,
è fare la buona pizza!

Armando Messina Cacialli

Ti arrubo 'o mestiere.

Da sempre osservo il lavoro degli altri. Bisogna uscire dalla pizzeria e rubare i lati migliori dei professionisti illustri. Perché poi, quando arrivi in alto tu, tocca agli altri ammirarti e rubarti il mestiere.

Salvatore Di Matteo

In barba allo street food.

L’inaspettata visita di Bill Clinton è stata un vero e proprio dono per la nostra città. L’allora Presidente americano ha “sdoganato” a livello mondiale lo street food napoletano nel momento in cui decise, in barba ai protocolli, di fare una passeggiata per via Tribunali e degustare liberamente la famosa pizza a “libretto” (piegata in quattro e mangiata in punta di piedi).

Salvatore Gamardella

Va a ruba.

La pizza è tecnica, esperienza, passione, ore e ore trascorse al forno o dietro un banco per imparare e “rubare” il mestiere ai grandi maestri.

Vincenzo Piscitelli

Alla marinara.

Da arruolato in marina ho conosciuto bene l’Italia, girato il mondo, e capito com’è Napoli: semplice, schietta e sincera. Come la marinara.

Ugo Cafasso

Un occhio di riguardo.

Ho sempre un occhio di riguardo per il cliente che dialoga. Poi c’è chi ti chiede la pizza con ananas, cipolla, limone a fette... E allora mi domando: può avere sempre ragione?!

Giulio Alberto Rega

Voglio una pizza spericolata.

Guardi il cliente negli occhi e intuisci la sua pizza. Per fortuna c’è ancora chi dice fai tu… poi, però, decido io! A Balotelli farei una pizza a ingredienti dissociati: pancetta affumicata, due cipolline, rucola (forte) e caciocavallo siciliano, in suo onore.

Enrico, Luigi e Carlo Alberto Lombardi

Oltre il banco

Il mio motto è vivere intensamente ogni singolo momento, meravigliarmi del mondo
e delle cose che faccio ogni giorno. Preferisco uscire spesso dal banco e guardare
in faccia le persone che mangiano le mie pizze, per conoscerli a fondo. Spero sempre
che attraverso le mie pizze, il cliente riesca a comprendere l’estrema complessità
della bellezza di Napoli.

Domenica Scola

Lievito, madre!

Si inizia per gioco e si arriva alla rivoluzione! Quando ho sovvertito il pane di famiglia, la famosa paranzella di mia madre, mi sono preso delle sgridate. Ma poi è lievitata la mia pizza.

Vincenzo di Fiore

L'oro in bocca.

Pomodoro di Corbara, pomodoro San Marzano, pomodorino giallo e bufala. È la nostra “Quattro gioielli”. Sarebbero perfetti sfoggiati da Sofia Loren.

Ernesto Fico

Alla fiducia.

Sapete qual è stata la prima forma di credito in Italia? La pizza fritta! La facevano nei bassi, per strada, e si chiamava “oggi, a otto”, ossia: oggi mangi, e tra otto giorni paghi. Una solidarietà che non esiste più.

Ciro Oliva

50 sfumature di rosso.

La pizza è una creazione artistica: farina che diventa opera d’arte. Con pochi tocchi, cambi le stagioni: per esempio, con il solo pomodoro hai tante sfumature di rosso.

Gaetano Capasso

La sostenibile leggerezza del mi piace.

Ringraziamo davvero tutte le persone che assaporando la nostra pizza ci ripagano
dicendoci una sola parola: “leggerezza”. E ringraziamo anche tutte le persone
che sono sempre attente ai nostri post facendoci capire che ci seguono anche con un
semplice “mi piace”.

Pasqualino Rossi

Mani in alto.

Se la pizza diventasse illegale, io diventerei un fuorilegge.

Emilia Iossa

Pizza e nobiltà.

Una volta i pizzaioli stessi consideravano il loro mestiere un lavoro minore. Poi si sono dovuti adeguare: hanno studiato, hanno viaggiato, e tutto è cambiato. Il locale di mio padre è passato da 40 a 220 mq. È il mio regno, frequentato da avvocati, medici… la pizza è diventata un piatto nobile. Come mio padre aveva previsto.

Carmine D'Elia

L'oro di Napoli.

Mamma diceva: siamo una razza di pizzaioli, uno di noi deve resistere! Così oggi faccio parte di quel battaglione di pizzaioli napoletani in giro per il mondo, baluardi della veracità. Lavoro in Germania, e per me è stata una chiamata alle armi, perché la pizza napoletana è il vero oro di Napoli: tutti la vogliono conquistare ma pochi sanno di che si tratta.

Rosario Piscopo

Mostri.

I vampiri vivono tra noi. Sono i pizzaioli improvvisati senza cultura. Chi l’ha trasmessa a me, quando mi ha rivisto dopo anni fare la pizza a un festival, si è commosso. E ha detto: ho creato un mostro.

Luca di Massa

Gira il mondo.

La pizza più buona è quella che ti piace: nel mio locale
scegli al banco gli ingredienti solo di stagione! e te la componi.
Perché la pizza deve portare in giro le diversità dei territori.
Così gira il mondo.

Ciro Salvo

Pizza dolce pizza.

Dopo la pizza, la pizza. Immagino un impasto non salato,
cioccolato fondente, e gianduia. Un dolcepizza da abbinare
a un amaro, oppure a un sidro, oppure alle bollicine.

Gaetano e Vincenzo Esposito

Destinato al sorriso.

Aspettando mio padre mi addormentavo sotto al forno: penso che il mio destino fosse questo.
Tutte le pizze quindi mi rappresentano, ma la cosa più bella del mio lavoro è il sorriso del cliente
quando io busso la campanella, perché sa che la sua pizza sta arrivando.

La pizza del cavaliere.

Mio padre lo chiamano il Cavaliere: quando ci penso mi sento pieno di orgoglio.
Quando ho iniziato ero ragazzo e non sempre capivo che questo sarebbe stato il mio futuro,
ma adesso che ci lavoro capisco il senso di tutti i sacrifici fatti e che faccio tutti i giorni.

Salvatore Grasso

100 anni di queste pizze.

E siamo ancora qua... e già!

Don Vincenzo Capasso
e nipote Vincenzo Paolo

Lasciatelo alla cassa, voi ch'entrate.

Come va oggi? Una volta ho visto uno che serviva
a tavola, e intanto usava il telefonino. Stanno sempre tutti
con ‘sti cosi in mano… è una cosa assurda. Da me, dovete
lasciare i telefonini alla cassa. Se è una cosa urgentissima,
chiamate me, poi vi passo il telefono. Il segreto del nonno
è uno solo: non cedere mai!

Gennaro Battiloro

South Style.

Prendi Pasquale Parziale, maestro pizzaiolo: il suo locale si trasforma spontaneamente
in un piccolo teatro. Improvvisazione con i clienti, battute, risate, si gioca sull’attimo.
Ti rallegra la giornata. E io come pizzaiolo voglio essere sempre così.

Gennaro Luciano

La libertina.

La pizza è sempre stata principalmente un piatto
per due tipologie di persone: poveri e nobili. Nel mio locale,
veniva Francesco di Borbone, in incognito. Veniva travestito
per sentire le voci dei vicoli su di lui, assaggiare il piatto
popolare più prelibato, e magari trovare qualche bella donna.

Franco Pepe

Cazzimma.

Oggi c’è cazzimma perché sono tutti giudici, che criticano, valutano…
Anche quelli che non capiscono e non sanno niente. Ma meglio un 5
da un grande professore, che un 10 da un ignorante, no?

Antonio Grasso

Il capitale umano.

Nel mio locale mi sento davvero a casa mia, non solo perché
è il posto dove passo più tempo, ma per i miei clienti. È gente
che ti vuole bene. Più che parenti. Il cliente è il mio capitale umano.

Nicola de Carlo

Tutte le pizze portano a Napoli.

Senza alcun dubbio la pizza è napoletana, nata
e cresciuta in questa città. Ma la cosa che mi ha avvicinato
di più a questo cibo è la sua versatilità. Sull’impasto non si
transige, devi farlo come si fa a Napoli, ma sui condimenti puoi
esprimere il meglio dei territori italiani, e io spero di riuscire
a farlo esaltando le eccellenze della mia amata Lucania.

Francesca Mariniello

La storia della pizza a fumetti.

Mentre si aspetta di essere serviti, lo sguardo scorre sulle pareti
tappezzate di ricordi: le foto di famiglia e di vip in visita, uno dei
primi menù (che dimostra che già nel ’44 “Da Attilio” era anche
ristorante), e centinaia di disegni e fumetti che i clienti hanno
lasciato sul tavolo prima di andar via. A partire dagli anni Sessanta.

Marco Aulicino

Mangia che ti passa.

Perché non regalare un sorriso al cliente? Un sorriso non costa nulla
e se per caso viene ricambiato allora sient’a mme… Mangiati una pizza,
che la pizza ti darà allegria, gioia di vivere e convivialità.

Antony Seneca

1,2,3,... Stella!

Un mestiere nato per gioco, 32 anni or sono. Perché un bel gioco dura per sempre.
E come ogni gioco, la pizza ha le sue regole: umiltà nell’atteggiamento, grande manualità,
capacità di presentazione.

Salvatore gatta

Tango, pizza e pizzica.

Ho chiamato il mio locale Fandango perché quella danza mi piace, evoca le nostre tarantelle di piazza. È il senso dello stare insieme che da soddisfazione: quando le persone fanno km per trovarsi davanti alla mia pizza.

Salvatore Vesi

Solo Dio mi può guidicare.

Ho tatuato questa frase addosso, e poi anche il logo della mia pizzeria. Mi sono “marchiato” perché amo il mio mestiere, è come una fede: me la sento sulla pelle.

Gaetano Fazio

A che gioco giochiamo?

La pizza è geniale. Perché è di tutti… tutti quelli che sanno stare al gioco. Il gioco dell’anno? Pizza e vino.

Enzo Coccia

Ho un idea in testa.

Mi sono messo in testa un’idea meravigliosa. È una pizza dell’orto, ossia fatta solo con i prodotti coltivati nella mia tenuta, sul golfo. Si chiama “IRA DI DIO”.

Attilio Bachetti

Ho ancora fame.

Il complimento più bello che possono farti? Un bambino che finisce la sua pizza e dice: ho ancora fame.

Gaetano Selva

La strana coppia.
(Gaetano Selva e Alfonso Giordano)

Lui (Alfonso Giordano) è megalomane. Lui è testardo. Ma ci capiamo con uno sguardo, e insieme gestiamo la pizzeria di Aurelio Fierro.

Alfonso Giordano

La strana coppia.
(Gaetano Selva e Alfonso Giordano)

Io te ‘ncuntraje - volevo offrirti - pagandolo anche a rate - nu brillante - ‘e quínnece carateio te purtaje - addó’ ce stanno ‘e meglie risturante - ma tu vulive ‘a pizza - ‘a pizza, ‘a pizza.
(A. Fierro – G. Gaber)

Cristiano e Salvatore De Rinaldi

Il mondo è bello perché è tondo.

Mi sono sempre chiesto perché la pizza è tonda. Forse perché è un simbolo di fratellanza,
può parlare ai bambini che vivono in Africa come agli americani nei loro grattacieli.
È una creazione artistica.

Alfredo Fico

Frittura Mondiale.

La pizza ormai è un fenomeno mondiale: parola di “Pasquale, il cinese”. E di Alfredo Fico, secondo classificato ai mondiali, con la sua pizza fritta.

Marco Amoriello

Buona da morire.

Tre volte campione del mondo in pizza per celiaci: questo è il mio messaggio d’amore per il mondo. Perché attraverso un prodotto così semplice facciamo poesia… ed io voglio morire con la pizza in mano!

Roberto di Massa

Astenersi riempi pancia.

Esiste il cliente creativo, e il “riempi pancia”. Creativo, nel senso che è un cliente disposto ad ascoltare, al confronto, e quindi ti fa sviluppare nuove idee. Ma che siano sempre “napoletane”.

Umberto Fornito

La farina del mio sacco.

Ho sempre avuto a che fare con la farina, ma quando mi sono messo in testa di aprire una pizzeria, tutti dicevano: sei pazzo. Io ci ho messo passione, e alla fine, quando l’ho vista pronta, ho pianto dalla gioia. Questo è la passione: essere felici per quello che si fa.

Vincenzo Mariniello

Faccia di pomodoro.

Ciò che sempre mi emoziona è vedere un bambino gustare la pizza con le mani. Quel volto felice sporco di pomodoro e mozzarella mi da forza ed energia nel mio lavoro.

Vincenzo Sannino

Si prega di rallentare.

Possibile che oggi abbiano tutti fretta? La gente non sa più attendere, ma per fare una buona pizza serve tempo. E anche per mangiarla. Perché se vai di fretta ti viene l’ulcera, e poi devi andare pure in farmacia. E quello sì che è un posto da cui uscire in fretta!

Luca e Gianni Castellano

Una pizza in famiglia.

La amo perchè lei mi sa sempre ricambiare, e non riesco neanche a pensare
come sarebbe la mia vita senza di lei. La pizza napoletana per me è una persona
di famiglia.

Gaetano Di Lorenzo

De gustibus.

Peperoncini verdi. Provola del monaco. Scarola e baccalà. Pecorino. Funghi, castagne e provola. Crema celiaci). Ho fatto tante pizze di successo. Ma non so quale sia la mia preferita: a me la pizza non piace!

Antonio Pepe (detto Nino)

La storia del maiale nero.

È facile distinguere una pizza verace: è quella che sa raccontare una storia, mentre alle altre pizze manca questo sapore. Noi raccontiamo la storia del maiale nero. Lo alleviamo, anche se è più costoso di quello rosa e rende meno, ma così la pizza ha il sapore delle nostre origini.

Antonio Tammaro

Colpo d'occhio.

La base sono le tue origini. Poi si condisce con la fantasia, quello che dà i colori alla pizza. Perché la pizza non parla, ma ti apre gli occhi.

Luigi Addio

La ballata dell'impasto.

Passa ‘o tiempo e che fa? - Voglio ‘o sole pe’ m’asciuttà, - voglio n’ora pe’ m’arricurdà. - Alleria, pe’ ‘nu mumento te vuò scurdà - che hai bisogno d’alleria. (P. Daniele)

Andrea Godi e Francesco Cassiano

Made in Cina.

La pizza in Cina? Perché no… Ma al cinese dico: imparare la storia,
dimenticare il business, metterci passione. Il napoletano comincia così.

Giuliano Bucci

Faccia da pizza.

Quando un napoletano vede una pizza è come se si guardasse allo specchio: perché vede una cosa di cuore, buona… Direi una marinara.

Una pizza è per sempre

La ballata dell'impasto.

La pizza napoletana è un piatto che piace ai più piccoli (che la chiamano “pissa”, non riuscendo ancora a pronunciare la z), agli adolescenti (spesso è legata al ricordo della prima serata con la fidanzata), ai ragazzi (il piacere di una divertente serata tra amici), agli adulti e agli anziani (è un modo per riunire tutta la famiglia). Evviva la pizza napoletana!

Luca Maggioni

Prosciutto e coraggio.

Un treno non passa due volte, bisogna saltare su.
Anche perché sbagliare fa crescere! Nessuno ha più coraggio, non fa nulla,
così non sbaglia. E chi non fa, parla…

Gigi Cacialli

15 minuti di fame.

Quel giorno c’era movimento, molta polizia, ma a Napoli non è che ci impressioniamo.
A un certo punto entra in pizzeria Bill Clinton. Allora mio padre esce dal bancone e dice: Pizza? Yes!
Risponde lui. E in quei 15 minuti in cui si gusta la pizza, mio padre diventa il Presidente.
La nostra vita di pizzaioli prende una nuova piega. Comunque, per me la pizza migliore resta quella
che si mangia in strada, seduti sul cofano di un’auto.

  • Francesca Moretti

Wine Ambassador
Contadi Castaldi

Corrado Scaglione

Canonica Lambro (Monza e Brianza)